Fatti e misfatti cinofili nel pastore svizzero

7.09.2016
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Tanti allevatori (di pastore svizzero) ci criticano per tante nostre “stranezze” (anzi chiamiamole “eterodossie”). Tipo per l’alimentazione a carne cruda fresca; o per l’inserimento e la presenza di grandi molossi nel nostro branco, (considerati, da costoro, “non edificanti” o “psicopatici”; invero con funzioni “pedagogiche” altamente efficaci, alla prova dei fatti).

O per il non frequentare più, da anni, esposizioni canine di bellezza (non abbiamo tempo, né voglia … e poi, se avete voglia, fatevi un giro, da visitatori.. e dopo ne parliamo meglio … dopo approfondiamo anche quella sezione di “mondo cinofilo“).

Ci offendono (e diffamano) su Facebook. Si atteggiano ad “etici”. Salvo poi, appena qualcuno si presenta con i quattrini in mano, non esitare – nonostante tanti bei discorsi sui loro siti o gruppi – a dargli subito un loro cucciolo (di 2 mesi, ovviamente).


Noi, 4 anni che alleviamo il Pastore Svizzero Bianco e NESSUN nostro cane (e forse non è un caso!) è MAI finito in canile! Forse anche perché seguiamo sempre i nostri cani A VITA – anche tramite gruppi Facebook (chiusi e segreti).

Questi Pastori Svizzeri, invece, hanno avuto, purtroppo, molta meno fortuna!


L’abbandono (nei canili o altrove) si combatte soprattutto e principalmente FILTRANDO E SELEZIONANDO A MONTE la domanda. Valutando sempre molto attentamente CHI si candida per inserire un cucciolo nella propria vita, nella propria famiglia, nella propria casa, nella propria quotidianità.

Voler “piazzare” i cuccioli il prima possibile!

Quanto sopra: A FATTI (come più di un membro del ns gruppo FB chiuso – ma non solo – purtroppo, ha sperimentato; dico “ma non solo”, dato che Facebook non è affatto, per noi – a differenza di tanti altri allevamenti – un canale per “piazzare cuccioli”, ma solo un “luogo virtuale” con cui portare avanti, facendola conoscere a chi ha la bontà e pazienza di seguirci, la nostra filosofia cinofila, con foto, video e, di tanto in tanto – come adesso – con nostre considerazioni personali).

NON tanto “rifiutando” la richiesta o “bocciando” la candidatura (ché non è quello il modo, anche perché troverebbero sicuramente tanti altri allevatori disposti a dargli un cucciolo). Quanto cercando di fargli prendere coscienza di che cosa SIGNIFICHI quella decisione (di “prendere un cucciolo”). NON si tratta, infatti, banalmente, di “prendere un cucciolo”. Quanto di “assumere un IMPEGNO”. Per TUTTA la vita dell’animale.

Questo A FATTI concreti; e NON a pelose parole scritte sui social o nei rispettivi siti, che grondano e trasudano ipocrisia da ogni lettera … poi, al telefono o di persona, una volta fatta la prolusione “etica”, il pistolotto d’obbligo (per apparire e, soprattutto, per sentirsi – per narcisistico autocompiacimento – “etici”), appena vedono i quattrini all’orizzonte (e sotto il naso) cedono il cucciolo a chiunque (fatte salve le solite, pelose – e ipocrite – reiterate raccomandazioni, stantie, che ormai hanno la … muffa!).

Anche perché hanno il terrore che il cucciolo gli “rimanga sul collo” (nel 3° mese o oltre; fase di crescita in cui il cucciolo cresce rapidissimamente, più che raddoppiando di tutto: di fame, di peso, di volume, di dimensioni, di esuberanza, anche di “rumorosità”, etc… ma fondamentale per la “crescita psichica”, se avviene nel corretto contesto, ovvero quello prima di tutto della sua cucciolata, dei suoi fratelli e sorelle).

Succede anche che, appena la femmina di turno è “sfiatata” e non “produce” più cuccioli, mettono l’annuncio o il trafiletto nel sito per “regalarla ad amanti animali” (in realtà l’obiettivo è solo quello di scrollarsi di dosso una serie di oneri e costi a fronte dei quali non ci sono più i ricavi di un tempo).

Allevatori che regalano il cucciolo “uscito male” o incidentato (altro “costo improduttivo”). Noi, ad esempio, il nostro Spennacchiotto, detto “Spenny”, cagnolino di 2 anni “diversamente abile” in quanto incidentato, ce lo teniamo “a vita”, anzi è quello che amiamo un briciolino di più degli altri. E chi ci conosce, sa anche il perché! (…quindi anche in questo caso: FATTI e NON chiacchiere da bar!).

Oppure, altra situazione di incapacità di gestire cani, quando regalano il cane (cucciolone o anche già adulto) perché “incompatibile caratterialmente con gli altri cani” dell’allevamento (…e magari usano pure le gabbie!).

Le “incompatibilità tra cani” si gestiscono e, il più delle volte, si risolvono… ma occorre pazienza, impegno, tempo.

Tempo che, invece, magari si preferisce dedicare a viaggi e (noiosi, per i cani) “expo” che assorbono un intero weekend (ma almeno così gli umani, nel week-end, non soffrono troppo di noia esistenziale; si passa una notte all’agriturismo, si mangia fuori, si spettegola un po’, ci si tiene tutti sott’occhio, di persona, col sorriso sulle labbra, salvo poi nei giorni successivi, al telefono, dirne di cotte e di crude dietro le spalle della stessa persona, che rimane pur sempre un “allevatore concorrente”, con cui ci si relazionava, col sorriso sulle labbra, all’expo, il giorno prima).

A volte occorrono anni, ma molto raramente queste incompatibilità sono “irrisolvibili” (ovviamente lo sono – sempre, regolarmente, irrimediabilmente – se si adottano le strategie sbagliate!).

D’altronde gli “allevatori”, il più delle volte, sanno a menadito di “genealogie”, di expo, di “obiettivi zootecnici”, di “pensiero cinofilo politically-correct” assorbito a corsi e da miriade di pubblicazioni degli ultimi 30/35 anni, scritte con linguaggio esoterico, che quasi incute soggezione al lettore profano, quindi ai più incomprensibile.

Poi, se devono aver a che fare con qualche cane “problematico” – ma “problematico” VERAMENTE (non quello che non fa il seduto o il terra, ma di quelli che, ad es., l’avversato Cesar Millan definisce “cani della zona rossa” o giù di lì) allora la loro soluzione é: lo regalo, magari perchè “..è stupido e crea problemi agli altri miei cani!“.

No! Li crea a te allevatore, i problemi. Ché non sei capace, appena incontri il cane diverso dal cane-pupazzo, dal “pet”, cui sei abituato, che allevi abitualmente e di cui, se sei anche educatore/addestratore, non hai trovato menzione sui libri che hai letto e/o di cui t’han parlato – ma, magari, non t’han mai fatto incontrare – ai corsi (per diventar anche “educatore” e/o “addestratore”).

Troppo facile! Liberarsene dando dello “stupido” al cane! Eh!.

Business e truffa sulla displasia dei cani Oppure non ultimo il caso – ancor più grottesco – in cui regalano i loro cani perché “non è uscito “A” o “B” (“C”, giammai! ..son troppo “etico” per “usarlo” nella riproduzione) sulle radiografie“.
E qui si apre altro argomento (già un po’ trattato in altro articolo; e che tratteremo sempre più in futuro, finché non verrà definitivamente smascherata anche questa ulteriore, enorme, sesquipedale “pataccata ideologica” priva di qualsiasi fondamento SCIENTIFICO; v. truffa della displasia).

Che poi in realtà, a ben cercare nel mondo cinofilo “ufficiale”, spesso – molto spesso – accadono “miracoli genetici” inaspettati… e magari, da “riproduttore da rottamare”, ci si ritrova ad avere – nel giro di soli 64 gg.! – un “ottimo riproduttore”.

Quindi, magari, non c’era bisogno di disfarsene. O magari bastava solo cambiare “parrocchia” per la “lettura” della displasia. “Lettura”, NON “diagnosi”, ovviamente. Anche se le “pataccate ideologiche” si basano proprio, tacitamente, sul sottile significato di termini diversi ma interpretati come equivalenti.

Anche voi, cari “lettori”, avete rotto. Anzi, avete “già dato”. E vi è stato “dato”. Quindi sarebbe ora di finirla (come, peraltro, mi raccontava un anziano – e autorevole – e conosciutissimo in tutta la regione – veterinario: “…con’sta truffa si son fatti le budella d’oro negli ultimi 30 anni!)“.

Ora, però, basta…c’è la crisi mondiale… siamo in deflazione pesante… in epoca di QE a tempo indeterminato…  accontentatevi, quindi, degli ultimi 30 anni, eh!.

Nel frattempo e fino ad allora: …poveri cani!

Pater ignosce illis non enim sciunt quid faciunt

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