Cosa significa amare il proprio cane

16.11.2015
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Se un genitore porta il proprio figlioletto di due anni al parco, è difficile che qualcuno si fermi per accarezzarlo o per complimentarsi con la mamma.

Se una persona, invece, conduce al guinzaglio un cucciolo di pochi mesi, è un continuo fermarsi di gente che vuole accarezzarlo, offrirgli parole dolci, sorrisi, complimenti (…e c’è anche chi si commuove!).

È un fenomeno curioso, emerso solo qualche decina di anni fa e che, forse, meriterebbe di essere studiato e approfondito meglio da sociologi e antropologi.

C’è chi sostiene sia il portato di una “maggiore civiltà” raggiunta dall’Uomo (anche se poi, nella vita di tutti i giorni, questa “maggiore civiltà” si fa fatica a riscontrarla).

Senza contare che, per gli animali “da tavola”, l'”amore” dell’uomo si limita al loro “sapore” (della vita interamente trascorsa in allevamenti intensivi non interessando quasi a nessuno).

Amare i cani è sicuramente una cosa positiva che migliora lo spirito di noi umani; senza contare che molti psicologi sostengono sia anche terapeutico (e siamo molto d’accordo!).

Vero è, peraltro, che, intorno al “mondo del Cane”, ormai è stato creato, a tutti i livelli, un business, a dir poco, gigantesco.

Ma che cosa significa, esattamente, “amare il proprio cane”?

Ricoprirlo di oggetti inutili e di attenzioni superflue? O permettergli, semmai, di vivere un’esistenza secondo il proprio “istinto animale” (< Homo agit se ipsum animales aguntur > S.Agostino)?

Oggigiorno, per certuni, il cane rappresenta magari quel figlio mai (o non ancora) avuto o quel compagno di vita mai (o non ancora) trovato: d’altronde un cane sa accettare i nostri difetti senza lamentarsi come nessun altro al mondo!

Tutto ciò crea un terreno estremamente fertile per chi intende speculare facendo leva (e, talvolta, facendo anche vero e proprio “terrorismo psicologico“) sui sentimenti e sulle emozioni del padrone (oltre che sulla sua “ignoranza”, intesa proprio come assenza di conoscenza).

Come si è riusciti a travisare e far travisare il concetto di “benessere dell’Uomo”, così pure – attraverso la creazione di un pensiero (pseudo) cinofilo (attualmente molto “politically correct”) – si sta sempre più stravolgendo quello di “benessere del Cane”.

Oggigiorno è considerato un vero “amante del Cane”:

  • chi si reca ogni settimana (ogni mese) dal veterinario per una “visita di controllo”;
  • chi lo vaccina annualmente (per tutta la vita) contro tutte le malattie possibili e immaginabili;
  • chi si dichiara disponibile a spendere qualsiasi cifra per la sua “salute” (o quella che gli han fatto credere tale); magari sulla base di una “prognosi” (tutt’altro che “riservata”, nonostante abbracci i successivi 12/15 anni del cane e dipenda da “n” fattori) del veterinario di turno spacciata, con malizioso silenzio, per “diagnosi” (tanto, il proprietario medio magari non conosce nemmeno la differenza tra “diagnosi” e “prognosi”, né fa comodo spiegargliela; inventandosi, così, una serqua di strampalati e ridicoli – oltre che, spesso, per nulla “scientifici” – test e/o esami “preventivi” circa la sua salute fisica e psichica.

Tutto ciò nell’alveo di un eugenetismo (non a caso sempre più diffuso a livello di allevamenti di cani  di “razza“) sempre più delirante e che (come tutti gli “-ismi”) alla lunga si rivela solo pernicioso e deleterio (per non dir “fanatico”, quindi totalmente sterile); anzi, nell’alveo di uno pseudo-eugenetismo (in quanto spesso in assenza dell’unico test veramente affidabile: quello del DNA!).

Tanto poi, nel contesto di questo “delirio”, la responsabilità viene regolarmente addossata, da certo mondo veterinario, alla figura dell’allevatore (magari chiudendo un occhio per alcuni, vicini ai gangli del “Potere” cinofilo).

Delirio (eugenetistico) coltivato all’insegna del più becero “fanatismo ideologico” ed IN COMPLETA ASSENZA di qualsiasi CERTEZZA genetica, ottenibile solo con l’UNICO test che, semmai, avrebbe senso fare: quello del DNA (che però, guarda caso, non viene MAI fatto, anche perché non ancora disponibile; e, ciò, sostanzialmente per mancanza di “volontà politica” e NON per mancanza di capacità tecniche).

Invero c’è da dire che è “becero” solo in apparenza (in realtà solo “cinico”), dato che l’unica vera “ideologia” sottostante (taciuta con pelosa ipocrisia, alla stregua di evento marginale; o, peggio, sotto mentite spoglie di “altruismo cinofilo”) è quella di vendere, ad es., la “lastrina” (magari preventiva, magari propedeutica al tunnel della chirurgia); “piazzare” il cucciolo al primo che lo chieda (disposto a pagare senza tante storie, pur facendogliela “cadere dall’alto” con mal dissimulato snobismo) nutrito a “croccantini”, cresciuto in cattività e spacciato “eugenetisticamente” come “perfetto” (il che NON vuole assolutamente dire “geneticamente perfetto”; in realtà vuol solo dire: “Se il tuo cucciolo da grande dovesse risultare “difettoso”, non ti sognare nemmeno lontanamente di prendertela con me allevatore!“).

Quindi alla fine – cherchez l’argent! – sempre di dané si tratta, di quattrini (magari ostentando, con vomitevole “radical-canismo“, peloso disinteresse per gli stessi).

C’è, poi, chi lo addestra ad attività le più strampalate (dance dog?) con la motivazione (magari in buona fede, della serie: “..me la racconto e ci credo anche!“), che “..il mio cane si diverte un sacco!” (laddove magari trattasi essenzialmente solo di escamotages volti a superare, senza mai riuscirci, la ricorrente “noja esistenziale” da week-end).

C’è poi chi si vanta di alimentarlo con i croccantini più reclamizzati in televisione, di lavarlo e profumarlo alle essenze più ricercate e chi concepisce il concetto di “amore per il cane” dotandolo di sfarzosi collari o pettorine alla moda, acquistandogli brandine o materassini colorati, ciotole variopinte, pannolini, mutandine e impermeabilini griffati, passeggini (per “rimorchiarlo” quando è stanco) e tanto altro ancora.

Molti chiamano i loro cani “tesoro”, “amore”, si angosciano se il “piccolo” non mangia per un giorno o se beve troppo, se non fa bene la “cacca” e, al solo pensiero di farlo vivere (e mangiare) come l’animale di un tempo, inorridiscono.

Insomma, a prima vista un mondo (per il cane) a dir poco PERFETTO, popolato da padroni, allevatori, veterinari, produttori di “croccantini” e di accessori, farmacie e case farmaceutiche veterinarie, oltre che organizzazioni, associazioni e club, tutti… MERAVIGLIOSI, intenti solo a ricercare il “benessere” del Cane (ovviamente sempre principalmente amor Dei; gratis, meno).

La messa in scena è perfetta e, inizialmente, non fa una grinza

Andando più in profondità, oltre la patina superficiale, si scopre quanta ipocrisia (per non dire proprio…marciume) sia insita in codeste “magnifiche sorti e progressive” del mondo cinofilo, a voler sentire il quale “..oggi il nostro cane vive a fianco dell’uomo come in paradiso!”: in verità, invece, è un mondo in cui non ha mai subìto (il Cane) così tanti torti e disagi come negli ultimi 40/50 anni!

Ma come se la passano psicologica(nina)mente milioni di cani che oggi abitano gli appartamenti delle città, prigionieri di padroni sempre più stressati? Avete mai pensato a come può vivere il cane rinchiuso tutto il giorno in appartamento (anche se dorme sul letto o sul divano), con a disposizione soli pochi minuti di “aria” per fare i suoi bisogni nei giardinetti vicino a casa o nelle aree pubbliche di sgambo?

Credete veramente che siano così felici di dover imparare l’educazione loro impartita dagli umani per andare nei negozi a fare la spesa, praticare gli “sport” che l’uomo ha inventato per loro o mangiare le “crocchette” che gli umani somministrano loro (spacciandogliele come il “miglior” cibo possibile)?

Potranno mai i nostri tanti complimenti, baci e abbracci, cucce imperiali, bagni profumati e crocchette colorate, sostituire le loro reali necessità di VIVERE COME CANI, di correre, sporcarsi, litigare, vivere (e, prima ancora, nascere) in branco, alimentarsi naturalmente (CARNE CRUDA), riprodursi, etc. come fecero per millenni prima che l’essere umano si intromettesse?

Non credo proprio!

Per stare veramente BENE, i cani non hanno bisogno di quasi nulla di quanto, oggigiorno, viene solitamente proposto dal settore della cinofilia commerciale e veterinaria (che fa leva, spesso e volentieri, proprio sentimenti indotti dalla “umanizzazione” inconsciamente messa in atto dal proprietario!).

NON servono tanti esami preventivi e/o consuntivi (e il più delle volte intesi solo a spillar soldi al proprietario di turno “ricattandolo” subliminalmente facendo leva sul suo “amore” incondizionato per il proprio pet), tanto meno ricoprirlo di centinaia di oggetti e accessori perfettamente inutili (anche se, a tutt’oggi, tutto ciò fa sempre più.. “cinofilia“).

Al cane basta stare all’aria aperta, in un territorio su cui correre, giocare, esercitare il suo istinto territoriale e predatorio (provate a liberargli una gallina viva, invece che tirargli un freesbe o farlo correre su e giù per una bascula!), una vita RUSTICA, una alimentazione NATURALE, SANA (tanta carne cruda e qualche uova, per le proteine; un pò di frutta e yogurt o kefir, per i carboidrati; qualche verdura e ciuffo d’erba, per le fibre); e, possibilmente, ALMENO un compagno (meglio se di sesso opposto, ma non necessariamente) della sua stessa specie con il quale vivere secondo il suo istinto di “animale da branco”.

Tutto il resto, con buona pace di certo sottobosco cinofilo, auto-proclamatosi alfiere del pensiero cinofilo “politically correct” (ivi inclusi taluni “ieratiche” allevatrici, con “patentini” da esibire; in realtà solo con “chiacchiere & distintivi”, ufficiali), non potrà MAI sostituire queste ataviche necessità del CANE!

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