Informazioni sullo standard corretto del Pastore Svizzero e le caratteristiche che lo contraddistinguono come cane ideale per famiglie e bambini.

90 giorni? Benessere animale e tutela per chi prende cucciolo

La Regione Lombardia ha recentemente adottato la L.R. 29 GIUGNO 2016 n.15, con cui, tra l’altro, prevede – all’Art.105, comma e) – il divieto della cessione di cani e gatti di età inferiore ai 90 gg.

Art. 105 (obblighi e divieti) 1. E’ vietato: e) destinare al commercio cani o gatti …di età inferiore ai 90 giorni”.

Evidentemente stiamo facendo tendenza!!!

Sono 3 anni che lo diciamo (e, quando facciamo cucciolate, che lo mettiamo in atto)! Infatti i nostri cuccioli sono andati e vanno anche in Svizzera, dove da sempre è legge della Confederazione Elvetica che tutti i cuccioli non possano essere ceduti PRIMA dei 90 giorni.

Cerchiamo sempre di far capire, a chi ci contatta e/o ci legge, l’importanza fondamentale, in termini di pedagogia e di salute psichica e psico-fisica, del tenere MINIMO tutto il terzo mese un cucciolo (durante il quale, tra le altre cose, si verificano dinamiche uniche e fondamentali per l’accrescimento psico-fisico del cucciolo; ad es. durante quello – che va dall’8.va alla 12.ma settimana, quindi dal 50.mo all’84.mo giorno – che Campbell chiama “Fear Impact Period“).

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C’è il lupo all’origine del cane?

I più antichi scheletri di cani scoperti risalgono a circa 30.000 anni dopo la comparsa dell’uomo di Cro Magnon (Homo sapiens sapiens).

Sono sempre stati esumati in associazione a resti di ossa umane ed è per questa ragione che hanno meritato il nome di Canis familiaris (10.000 anni fa).

Sembra logico pensare che il cane domestico discenda da un canide selvatico preesistente.

Tra questi potenziali ascendenti troviamo il lupo (Canis lupus), lo sciacallo (Canis aureus) e il coyote (Canis latrans).

Le somiglianze tra cane e lupo

Le somiglianze tra cani e lupi complicano il lavoro dei paleozoologi alle prese con il riconoscimento di resti di lupo e di cane incompleti o quando il contesto archeologico rende la convivenza poco verosimile.

In effetti, il cane primitivo si differenzia dal suo antenato solo per qualche dettaglio poco affidabile, come la lunghezza della canna nasale, l’angolazione dello stop e la distanza tra i denti canini e i premolari superiori.

Inoltre, il numero di canidi, che erano predatori, era sicuramente molto inferiore a quello delle loro prede, il che riduce di conseguenza le probabilità di ritrovarne i fossili.

Tutte queste difficoltà, alle quali si aggiungono le possibilità di ibridazione tra cane e lupo, permettono di capire perché restano ancora da scoprire molti anelli della catena delle origini del cane e soprattutto le forme di transizione tra Canis lupus variabilis e Canis familiaris che forse un giorno permetteranno di decidere tra le varie teorie.

Si noti tuttavia che la teoria “diffusionista”, che attribuisce alle migrazioni umane la responsabilità dell’adozione del cane primitivo, non esclude la teoria “evoluzionista”, che sostiene che le varietà di cani sono originate dai vari centri di addomesticamento del lupo.

La domesticazione del lupo

La scoperta di impronte e di ossa di lupi nei territori occupati dall’uomo in Europa risale a 40.000 anni fa benché il loro reale utilizzo da parte dell’Homo sapiens non sia ancora stato riscontrato su affreschi preistorici.

A quell’epoca, l’uomo non era ancora sedentario e si nutriva dei prodotti della caccia, quindi seguiva le migrazioni delle sue prede.

I cambiamenti climatici – fine di un periodo glaciale e riscaldamento brusco dell’atmosfera – che si sono verificati circa 10.000 anni fa, hanno portato alla sostituzione delle tundre con le foreste e, a causa di questo, alla scomparsa di animali come mammut e bisonti a vantaggio di cervi e cinghiali.

Questo calo di animali utilizzati anche come alimentazione ha obbligato l’uomo a trovare nuove soluzioni di caccia, rivoluzionando anche il modo in cui andava a caccia delle prede.

Si trovarono allora in concorrenza con i lupi, che si nutrivano delle stesse prede e utilizzavano gli stessi metodi di caccia in branco facendo ricorso ai “battitori”.

L’uomo ha quindi dovuto, in modo del tutto naturale, tentare di rendere il lupo un proprio alleato nella caccia cercando, per la prima volta, di addomesticare un animale molto prima di diventare sedentario e di allevare il bestiame.

Il cane primitivo era quindi indiscutibilmente un cane da caccia e non un cane da pastore.

Per Ray Coppinger (biologo dell’evoluzione che lavora negli Stati Uniti ed è molto noto per i suoi lavori sul cane da utilità), alcuni lupi accettarono di avvicinarsi all’uomo per ottenere cibo e trasmisero quindi questo nuovo comportamento ai loro discendenti.

Altri scienziati sono contrari a questa teoria e ritengono che in tutto il mondo gli uomini preistorici abbiano pazientemente selezionato i lupi più docili all’interno di “allevamenti”, ottenendo nel corso delle generazioni un animale che, in cerca di affetto, era sempre più giocherellone e sottomesso all’uomo.

Dall’addomesticamento del lupo alla sua domesticazione

La domesticazione del lupo accompagna dunque il passaggio dell’uomo dal periodo di “predazione” a quello di “produzione”.

Sicuramente, è iniziata con l’addomesticamento di alcuni individui.

Anche se il processo di addomesticamento deve essere ripreso daccapo alla morte di ogni individuo, esso costituisce nondimeno la prima fase indispensabile per portare alla domesticazione di una specie che comprende, in una seconda fase, il controllo della riproduzione.

La domesticazione del lupo è iniziata senza dubbio in Oriente ma non è stata realizzata in un solo luogo, né dall’oggi al domani, se si fa riferimento ai numerosi centri di domesticazione scoperti nei siti archeologici.

È stato necessario fare svariati tentativi, in differenti punti del globo, su giovani lupacchiotti provenienti da diversi gruppi per portare a un imprinting irreversibile con l’uomo, durante il loro periodo neonatale, poi al rifiuto dei consimili, fasi che caratterizzano il successo della domesticazione.

Questo successo è stato senza dubbio favorito dall’attitudine naturale dei lupacchiotti a sottomettersi alle regole gerarchiche di un branco.

Anche se alcuni lupacchiotti femmina, diventati adulti, hanno potuto a volte essere fecondati da lupi selvatici, i prodotti di questi accoppiamenti, allevati nelle vicinanze dell’uomo, hanno subito ugualmente questo imprinting intraspecie, limitando le possibilità di ritorno allo stato selvatico.

Dal lupo al cane

Come in ogni domesticazione, l’asservimento del lupo è stato accompagnato da numerosi cambiamenti morfologici e comportamentali in funzione della nostra stessa evoluzione.

I cambiamenti osservati sugli scheletri, ad esempio, testimoniano una sorta di regressione giovanile, chiamata “pedomorfosi”, come se questi animali, diventati adulti, avessero mantenuto con il passare delle generazioni caratteristiche e comportamenti immaturi: riduzione delle dimensioni, accorciamento della canna nasale, uno stop più marcato, abbaiamento, gemiti, atteggiamenti ludici ecc., che fanno affermare a certi archeozoologi che il cane è un animale in via di speciazione, rimasto allo stadio di adolescenza e la cui sopravvivenza dipende interamente dall’uomo.

Paradossalmente, questo fenomeno è accompagnato da una riduzione del periodo di crescita, che porta all’anticipazione del periodo della pubertà, permettendo così un accesso alla riproduzione più precoce, il che spiegherebbe perché, ai giorni nostri, la pubertà è più precoce nelle razze di cani di piccola taglia rispetto a quelli di grossa taglia e, in tutti i casi, più precoce di quella dei lupi (circa due anni).

Parallelamente, la dentatura si adatta a una dieta più onnivora che carnivora, dato che i cani domestici hanno potuto “accontentarsi” dei resti alimentari degli uomini senza dover cacciare il loro cibo.

Questa sorta di “degenerazione” che accompagna la domesticazione si ritrova anche nella maggior parte delle specie, come la specie suina (accorciamento del grugno) o anche nelle volpi di allevamento che possono adottare, in una ventina di generazioni soltanto, un comportamento da piccoli cani.

La relazione domestica sembra andare dunque contro l’evoluzione naturale, a meno di considerare l’uomo parte integrante della natura e dunque, a sua volta, una sorta di tecnica di selezione.

Il caso dei cani selvatici

Cane e lupo: animali molto simili, tanto che spesso si afferma che uno discenda dall’altro.

In realtà di questo non si è certi, visto che la somiglianza tra i resti fossili di queste specie non consente di dare una risposta precisa.

Il cane ha comunque origini remote nel tempo ed è interessante scoprire come esso ad un certo punto si sia separato dagli altri animali selvatici per evolversi in sintonia con gli esseri umani.

L’’esame della fauna selvatica mette in evidenza almeno quattro tipi contemporanei di “cani selvatici”:

  • il dingo, l’unico mammifero placentare (oltre all’uomo) presente in Australia nel XVIII secolo (arrivo degli europei);
  • il dhole, cane che vive in Asia e che si è adattato particolarmente bene alle foreste molto fitte;
  • il licaone, cane africano che vive nelle savane alberate del Sud Sahel e dell’Africa orientale;
  • il Cane Canoro della Nuova Guinea, un cane autoctono che “canta” ma non abbaia.

Lo studio di questi cani selvatici da parte di alcuni gruppi di scienziati dimostra, contrariamente a quanto è stato descritto per il lupo, che la nozione di docilità non è il risultato di una qualche forma di immaturità, bensì di una forte capacità di appropriarsi dell’’ambiente umano.

Per questi autori, lo stesso si può dire per i cani randagi, la cui popolazione è stimata in oltre 300 milioni di individui sulla terra, i quali vagano liberamente in mezzo agli uomini, nelle campagne, nei villaggi e nelle città.

Nei paesi poveri, questi cani dall’’aria anonima sono tollerati perché svolgono il ruolo di spazzini e anche di sentinelle, dando l’’allarme in caso di catastrofe naturale, di presenza di animali feroci o più semplicemente di visitatori.

Gli scavi archeologici sembrano far risalire ad almeno 12.000 anni fa i primi cani addomesticati in Eurasia e in Medio Oriente.

Nel contempo sembra che nessuno scheletro di una forma di passaggio “tra lupo e cane” sia stato scoperto (la grotta del Lazaret nel sud della Francia, datata a 12.500 anni prima della nostra era, presenta un cranio di lupo disposto all’’ingresso di ogni riparo).

Considerando i vari morfotipi di cani ritrovati fino ad oggi (cani leggeri di Mesopotamia, molossoidi dell’’Europa settentrionale) è quindi del tutto possibile ritenere che in luoghi distanti e in periodi distinti vari tipi di cani selvatici che si aggiravano intorno agli accampamenti umani si siano progressivamente abituati all’’uomo.

In tale ambito, l’’uomo li avrebbe addomesticati adottando i meno selvatici e sfruttando le capacità di socializzazione dei piccoli.

canidi

La caratteristiche del pastore svizzero

Le caratteristiche del pastore svizzero bianco sono da ricercare per alcuni aspetti in quello che noi conosciamo come pastore svizzero tedesco.

Sono svariati, infatti, i tratti che lo avvicinano al suo antenato sia dal punto di vista caratteriale che fisico.

Le due razze canine sono di indole equilibrata, docile, giocosa, hanno un corpo agile, muso e coda simili, eccezion fatta per il colore del pelo.

Il folto pelo bianco del pastore svizzero, all’inizio, era considerato sinonimo di albinismo e di geni recessivi, quindi inferiore, per certi versi, al pastore svizzero tedesco.

Le caratteristiche del pastore svizzero bianco, comunque, sono tali da rendere unica e piuttosto ricercata questa razza canina, riconosciuta ufficialmente dalla FCI, soltanto nel 2011.

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Storia ed evoluzione del cane

I cani domestici sono, come ormai tutti sanno, il frutto dell’addomesticamento del lupo (Canis lupus), processo lungo e graduale che ha completamente trasformato e travolto l’animale selvatico, timido, ombroso, estremamente impulsivo e reattivo, per portare nelle nostre case una creatura docile e mansueta.

Questo processo è iniziato circa 20.000 anni fa, è dimostrato da alcuni scheletri fossili ritrovati in sepolture umane.

Il più antico in assoluto si trova in Ucraina, ma la gran parte dei reperti appartiene al Medio Oriente, dove inizia anche il modo di vivere Stanziale, quando da cacciatore-raccoglitore, l’uomo diventò proto agricoltore e nacquero i primi villaggi.

Occorre ricordare che i fossili di cane sono rarissimi, proprio come quelli della nostra stessa specie, infatti sono animali atletici e agili che difficilmente muoiono impantanandosi in paludi, che poi facilitano la fossilizzazione (come invece accade ai Mammuth o ai rinoceronti lanosi, di cui abbiamo tanti scheletri completi). Continua a leggere